In questa premessa cerchiamo di trasmettere alcune impressioni che difficilmente possono nascere dal freddo elenco di avvenimenti riportato nella biografia.
Partiamo con il segnalare che la vita di Mohsen Abdel è stata senza dubbio straordinaria, nel senso letterale del termine inteso come “fuori dall’ordinario”, le esperienze vissute richiederebbero almeno tre vite ad una persona ordinaria e gli aneddoti potrebbero riempire le pagine di un libro.
Noi siamo stati testimoni diretti della fase “tranquilla” della sua vita, quella in cui ha svolto il ruolo di padre di famiglia, ed anche in questa fase ci sarebbero fatti meritevoli di comparire nel libro degli aneddoti.
La fase precedente è quella “avventurosa”, quella in cui è passato dal lusso al vivere alla giornata, in cui ha avuto a che fare con capi di stato, famiglie reali, servizi segreti ed artisti di fama internazionale. Questo elenco di personaggi diventa quasi bizzarro se immaginiamo che nella fase “tranquilla” spesso ha passato le giornate ad insegnare a dipingere a vecchiette di paese che parlavano solo in piemontese, ma lo adoravano.
Le qualità principali che lo hanno contraddistinto sono state la curiosità e l’umiltà, oltre ad una grande generosità verso chi ne avesse bisogno.
La curiosità, intesa come sete di sapere e capacità di osservazione, lo hanno portato ad acquisire una conoscenza teorica e pratica in moltissimi ambiti, tanto che era davvero in grado di parlare con chiunque di qualsiasi cosa e risolvere ogni tipo di problema che si presentasse.
Tralasciando l’arte, su cui torneremo in seguito, era un grande esperto di chimica tanto che da ragazzino aveva allestito un laboratorio in cui condurre esperimenti nella casa di famiglia, conosceva bene l’economia ed il mondo degli affari, dopo la laurea in economia e commercio aveva svolto il ruolo di vice-direttore degli acquisti del porto di Alessandria di Egitto, veniva contattato dalla Olivetti per riparare le macchine utensili di precisione grazie alle sue notevoli capacità in ambito meccanico, basti pensare che buona parte delle macchine presenti nel suo laboratorio (torni, presse, frese, ecc..) le aveva rimesse in sesto lui.
A tutto ciò si devono aggiungere la preparazione militare, che lo ha portato a pilotare un MIG-17 e a combattere la guerra del Kippur contro Israele nel 1973, ed una grande conoscenza della storia e della teologia, abbiamo assistito a numerose conversazioni su questi temi, anche con persone di grande preparazione accademica.
Nonostante il suo passato, l’umiltà lo portava a frequentare più volentieri la gente semplice ed evitare ogni ostentazione di qualunque tipo. Questa qualità è stata senza dubbio molto penalizzante dal punto di vista commerciale, lo ha portato ad evitare qualsiasi forma di pubblicità o inserimento nel mondo delle gallerie d’arte, specie nella fase “tranquilla” della sua vita.
Infine, la generosità, che lo portava a togliersi il pane di bocca per darlo a chi fosse più affamato di lui, derivava da una sua fede incrollabile, una sua frase celebre quando qualcuno di noi manifestava preoccupazioni di tipo economico era:
“Dio non mi ha mai lasciato senza mangiare”
Ad uno che ha passato 6 mesi di isolamento nelle “celle della morte”, con le gambe segnate dalle cicatrici dei topi che lo assalivano di notte, le preoccupazioni quotidiane devono sembrare davvero poca cosa.
Questa biografia non è stata scritta da uno scrittore professionista o dall’IA ma dalla sua famiglia, la moglie Elisabetta ed i figli Sami, Sara e Cristian, persone che hanno condiviso con Mohsen Abdel lo stesso tetto per più di 35 anni.